Poesie e scritti anche senza senso....., ma comunque tutti riferiti a momenti magici.



scrivere l'amore o scrivere di averlo vissuto, è vivere l'amore ...
una poesia che fa scendere una lacrima... ma poi presto si asciuga
E’ BASTATO UN ATTIMO….
È bastato vederti,
è bastato sfiorarti,
è bastato toccare le tue labbra,
ma soprattutto,
è bastato parlare con te
per farmi capire
di aver trovato un amico.
Un amico come te,
un amico sincero, ti  darà,
ti saprà dare tutta la felicità
che la vita ti ha sempre nascosto.
Ma un amico come te,
un amico sincero ti darà poi ,
ti saprà dare poi tutto il suo amore,
tutto il suo vero amore,
che non hai avuto prima
dal tuo vivere.
E se quell’amico ti dirà infine
di non essere lui il migliore,
di essere solo uno fra i tanti,
dimostragli allora la tua verità,
dimostragli allora la tua complicità,
rendilo felice come lui sa rendere te,
e legalo a te, per sempre a te.
a questo punto, non solo poesie, ma anche fiabe e racconti, eccone due a cui ho volutamente tolto la fine, perché spero che voi me le chiederete, ed io ve le spedirò a casa, ma via e-mail.
AMICI NELL'UNIVERSO (fiaba partecipe dell'edizione Premio Andersen 2000)
C'erano una volta due amici, molto amici fra di loro, che si chiamavano Dodici e Ventiquattro.
Dodici era molto bravo a fare il calciatore di attacco e Ventiquattro era un bravissimo portiere.
Spesso giocavano tra di loro, ma mai avevano paura di ridere delle loro papere e di raccontarsi tante storie a volte molto belle e a volte meno divertenti.
La loro amicizia era vera e tutti i giorni pari Ventiquattro andava a casa di Dodici mentre tutti i giorni dispari avveniva il contrario.
Dodici però era più grande, aveva quasi vent'anni in più  di Ventiquattro e il suo destino era segnato da tempo.
Pochi mesi dopo l'ultima partita a calcio, Dodici disse a Ventiquattro che sarebbe andato via e che forse non si sarebbero più visti.
Ma glielo disse poco prima di partire, con la voce molto triste perché sapeva di perdere un po' di sé stesso.
Ventiquattro non riuscì a rispondere, sorrise soltanto e aggiunse che niente avrebbe potuto dividere la loro amicizia.
Ventiquattro prese quindi dalla tasca una piccola busta e la diede all'amico, dicendogli che da tempo aveva capito che prima o poi se ne sarebbe andato lontano e si fece promettere che la busta sarebbe stata aperta solo in quel posto dove Dodici doveva andare.
Così si salutarono e il mattino dopo Dodici era già  lontano mentre Ventiquattro, a scuola, doveva spesso asciugarsi una goccia che gli scendeva sulla guancia.
Il tempo correva veloce e Ventiquattro cresceva.
Non aveva però mai dimenticato il suo amico e spesso ricordava le cose e i giochi che facevano insieme un tempo.
Dodici invece invecchiava, ma anche lui non aveva mai dimenticato quel suo piccolo amico portiere.
Passò tanto tempo che i due furono così lontani che nemmeno tanti giorni di volo li avrebbero potuti ora far incontrare di nuovo.
Il vecchio Dodici allora prese la busta che Ventiquattro gli aveva dato e che lui aveva per sempre tenuto segretamente e gelosamente nel suo cuore.
Da quella busta, improvvisamente, uscì un fumo dolce e caldissimo che addormentò Dodici e, al risveglio, quale meraviglia: Dodici e Ventiquattro erano di nuovo insieme, seduti ai comandi di una
navicella spaziale che correva tra le stelle fino alla fine dell'universo, e poi ancora indietro e poi ancora avanti in un veloce viaggio tra tanti pianeti e tante comete.
E, a un certo punto, i due amici videro i confini dell'universo e decisero che insieme li avrebbero superati.
Era una cosa che nessuno aveva mai tentato e che loro invece volevano fare a tutti i costi perché nulla li spaventava, ora che si erano ritrovati.
Spinsero la loro navicella tanto forte nello spazio che i motori impazzirono e, alla fine, con violenza  picchiarono contro la parete gommosa che tappezza l'universo, e la trapassarono....
LA SIGNORA BROWN
Presi la mia borsa delle lettere e lasciai l’ufficio.
La borsa era pesante ma non mi importava, perché pensavo alle persone che avrei reso felici con quelle lettere.
Era meno di un anno che, con mia moglie, mi ero trasferito da Londra in un piccolo paese a sud, sulla costa, ed era stato molto duro abituarsi ad un piccolo borgo dopo tanti anni passati nel caos.
Pensavo a tutto questo mentre percorrevo la Gold Street e in un baleno mi ritrovai in Church Road, l’ultima strada del mio servizio per quel giorno.
Non avevo molte lettere per Church Road, quel mattino, e presto mi trovai al numero 92, al quale dovevo lasciare ben tre lettere.
Ma mentre mi dirigevo verso quella casa, una voce mi fece voltare proprio verso il giardino precedente : “ avete dimenticato la mia lettera, postino “
- “vengo subito - risposi - consegno queste lettere al 92 poi sono da lei, signora “
Così feci, ma nella sacca non trovai alcuna lettera.
“Guardi bene - fece la anziana signora - deve per forza esserci un biglietto di auguri da mio figlio, che vive in America, perché oggi è il mio compleanno, e lui non si è mai dimenticato di questo giorno”
Io guardai ancora e con più attenzione al fondo della mia sacca, e poi risposi che forse sarebbe arrivata il giorno dopo.
Vidi che il volto della donna si scurì e qualche lacrima scese mentre lei si voltò per rincasare.
Ripresi il mio giro, che era praticamente finito, e mi diressi all’ufficio postale.
Qui avrei avuto due ore di sosta prima di riprendere coi disbrighi del pomeriggio quindi, come al solito, mi diressi al solito pub e presi la solita tazza di the.
Ma continuavo a pensare al dispiacere che, non volendo, avevo dato a quella donna, tanto che il the presto si freddò.
Dopo molti ripensamenti, decisi di scrivere io un biglietto di auguri per la signora, e così mi precipitai a comprarne uno adatto.
Tra tanti soggetti diversi e colorati, ne scelsi uno uno che rappresentava un quadro di Turner, grande pittore inglese, e scrissi solo ‘’buon compleanno, dal tuo postino’’.
Decisi, visto che quello era il giorno del compleanno, di non rimandare a domani la consegna del biglietto, ma di andare subito al 91 di Church Road, e così feci.
C’era un gran traffico nella zona ed ero spesso fermo tanto che spesso mi trovavo a pensare a quella donna e al biglietto.
Arrivai, infine, davanti al cancello ed entrai dopo aver deciso di consegnarlo di persona, senza lasciarlo cadere nella buca delle lettere.
Bussai dolcemente alla porta ma non ebbi risposta.
Ribussai allora e una voce che proveniva dal giardino accanto mi disse : “non avrete risposta, postino”
“Non capisco” - risposi.
“Ve l’ho detto, non avrete risposta, quella casa è vuota”
“Ma io devo consegnare questa busta, è un biglietto per il compleanno della Signora Brown”.................